Tv insieme, Silvio e Muammar sulla stessa lunghezza d’onda

Posted on 19 agosto 2010

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di Ninni Andriolo e Umberto De Giovannangeli

Una cosa ci tiene a chiarire prioritariamente: nessuno, al di là di una puntualizzazione del finanziere-produttore-amico del Cavaliere, Tarak Ben Ammar, ha provato a smentire quanto da lui scritto nell’articolo-bomba pubblicato sul Guardian il 6 settembre 2009. John Hooper è l’autore dello scoop che ha disvelato le operazioni finanziarie tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, facendo emergere quello che il reporter britannico ha definito un «colossale conflitto di interessi». «Il fatto è – annota Hooper – che a unire i due leader non è solo il pugno di ferro contro gli immigrati clandestini. A unirli ci sono anche e per molti aspetti, soprattutto gli affari». Affari di famiglia.
È la Libyan connection. Vale la pena riportarla alla memoria, perché questa storia dà spessore e concretezza alle esternazioni sibilline di alcuni parlamentari «finiani», in primis Carmelo Briguglio, sulla «reale natura» delle relazioni tra Berlusconi e Gheddafi (e Vladimir Putin). Il Guardian scrive che nel giugno (2009) «come riportato da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor», una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi.
Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, «con circa il 22 per cento» del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Non solo: Quinta Comunication e Mediaset possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale Gheddafi potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. A Repubblica Ben Ammar puntualizza che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25, di due partner tunisini per il restante 50. L’ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, spiega, è avvenuto nell’ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. È bene soffermarsi su questo punto-chiave. E leggere nelle percentuali.
La sintesi è che Nessma Tv, appartiene al presidente del Consiglio italiano che ne detiene il 25% attraverso Mediaset Group, l’azienda di famiglia. Il resto è in mano per il 50% alla Karoui&Karoui World, dei fratelli Karoui, e a Tarek Ben Ammar per il restante 25% attraverso Quinta Communications. Creata nel 2007 dai fratelli Nebil e Ghazi Karoui, Nessma Tv è stata ripresa nel 2008 da Berlusconi e Ben Ammar, con l’obiettivo di farne la prima tv commerciale del Maghreb.
Un anno dopo l’articolo-scoop, il corrispondente del Guardian osserva con l’Unità che «per quanto riguarda i rapporti fra Gheddafi e Berlusconi non è stata fatta chiarezza. Il fatto è che l’opposizione non incalza il presidente del Consiglio su queste questioni. In qualunque altro Paese d’Europa, un premier sarebbe chiamato a resocontare in Parlamento sull’operato del Governo specie di fronte ad accuse di interessi personali…».
«In Inghilterra – ricorda John Hooper – il Primo ministro va due volte alla settimana in Parlamento per un confronto “uno contro uno” con il leader dell’opposizione. Berlusconi, invece, “diserta” il Parlamento ed evita il confronto. Cosa tanto più grave quando emergono sospetti concreti di un conflitto di interessi per ciò che concerne i rapporti tra Berlusconi e Gheddafi, come tra Berlusconi e Putin». Il discorso investe anche i media, pubblici (le Tv) e privati: «Dovrebbero – annota ancora Hooper – fare domande più dure, incalzanti, al premier, ma ciò, salvo rare eccezioni, non avviene…». «Berlusconi è un Primo ministro che sembra avere tra i suoi migliori amici in campo internazionale un ex capo del Kgb, Putin, e il dittatore libico, Gheddafi. Si dice che le persone si riconoscono dalla compagnie che frequentano…», dice a l’Unità David Lane, corrispondente dell’Economist e autore di un libro che tanto ha fatto infuriare il Cavaliere e il suo entourage: «Berlusconi’s shadow».
«C’è una evidente attrazione fatale di Berlusconi per quel che riguarda i rapporti con la Libia. Rimane sempre indistinto il confine fra i suoi affari personali e le relazioni politiche un presidente del Consiglio deve necessariamente avere», rileva Luigi Zanda, Vicepresidente dei senatori del Pd, già consigliere del Cda della Rai. Che sulla vicenda svelata dal Guardian, riflette: «Mentre gli investimenti di Berlusconi in Italia nel settore televisivo hanno un valore finanziario ma oggi ancor di più sono degli strumenti di forte influenza politica, in Libia Berlusconi, utilizzando i suoi rapporti personali con Gheddafi, fa solo business. Perché non credo proprio che il Colonnello gli faccia mettere il naso negli affari della politica interna della Libia. Non per niente quando Berlusconi va in Libia bacia la mano a Gheddafi».
Un «rito» che si ripeterà il 30 agosto, quando il Raìs sbarcherà a Roma per celebrare il secondo anniversario della firma dell’Accordo di cooperazione Italia-Libia. Petrolio, armi, infrastrutture, banche…Un colossale giro di affari, parte del quale non brilla quanto a trasparenza. Il «dossier libico», come quello «russo», è materia su cui il Parlamento dovrebbe fare chiarezza. Il silenzio è più che sospetto. È complice

19 agosto 2010

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