In ginocchio dal dittatore. L’avanspettacolo della diplomazia

Posted on 31 agosto 2010

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di Umberto De Giovannangeli

Ci mancava solo questa: la diplomazia dell’avanspettacolo. Con protagonisti miliardari senza limiti di decenza. La diplomazia dei sermoni tenuti da un improbabile convertitore. La diplomazia degli ammiccamenti, del cappello in mano. Di un’amicizia personale ostentata, esibita con orgoglio. La diplomazia dell’indecenza. Roma ne è stata per due giorni la capitale. Protagonista assoluto: Muammar Gheddafi. Spalla compiaciuta: Silvio Berlusconi. Il Colonnello h fatto il bis. E ha voluto iniziare la sua seconda giornata capitolina riscoprendosi di nuovo imam. La platea è la stessa dell’altro ieri. Cambia solo il numero: stavolta ad ascoltare il leader libico ci sono 200 ragazze, trecento in meno del primo giorno. «In Libia la donna è più rispettata che in Occidente e negli Stati Uniti», evidenzia il raìs nel corso della seconda lezione di Corano. Accompagnando questa asserzione con l’invito alle sbigottite ragazze di sposare uomini libici.

LEZIONE BIS

A raccontarlo è una delle hostess, Elena Racoviciano, uscendo dall’Accademia libica dove si è tenuto l’incontro. Il raìs, spiega Elena, ha sottolineato che in Occidente «la donna fa dei lavori non consoni al proprio fisico». E ha posto come esempio il mestiere del macchinista dei treni: «Una donna può farlo ma è un lavoro troppo pesante, in Libia non sarebbe mai possibile». Elena ha poi aggiunto che prima di questo incontro le 200 hostess avevano un’idea sbagliata del ruolo della donna in Libia, dove – secondo quanto è emerso dall’incontro «è libera e rispettata». E il leader è stato molto attento alle "condizioni" delle ragazze che lo attendevano. «Gheddafi non voleva vederci in stato di disagio mentre lo aspettavamo. Anche per questo eravamo trecento in meno» rispetto al giorno precedente, precisa Elena. La seconda lezione si conclude come la prima: l’Islam «è l’ultima religione: se bisogna credere in una sola fede, deve essere quella di Maometto», sentenzia il Colonnello-Imam. In linea con il carattere mistico delle lezioni, niente pranzo, solo qualche drink per le 200 ragazze, e in regalo ad ognuna una copia del Corano e del Libro verde. La diplomazia dell’avanspettacolo si alimenta di incredibili particolari: la "conversione" all’Islam di tre ragazze suggellata l’altro ieri dal leader libico durante la prima lezione di Corano si è consumata tra le foto dello stesso Colonnello foto dello stesso colonnello da un lato e dall’altro del premier Silvio Berlusconi, affisse ai lati di un tavolo dove erano disposte varie copie del Corano. A raccontarlo a Sky Tg24 è Erika, le tre ragazze, riferisce, «erano felici e contente: Hanno acconsentito a cambiare nome e chissà cos’altro…».
SOTTO LA TENDA
Nella diplomazia dell’avanspettacolo, il Cavaliere fa il suo ingresso trionfale poco dopo le 17. L’incontro con il Colonnello avviene sotto la tenda beduina allestita nel giardino della residenza dell’ambasciatore libico e Roma. Nella tenda s’imbuca anche il titolare della Farnesina, Franco Frattini Il folklore s’intreccia con gli affari. Il “convertitore” si mostra munifico. E tra gli affari definiti sotto la tenda c’è la fornitura di un sistema satellitare di controllo delle frontiere terrestri libiche che sarà realizzato da Selex sistem di Finmeccanica. Tra Italia e Libia è un giro di affari, realizzato e potenziale, sull’ordine dei 25-30 miliardi di euro.«Il colloquio è andato bene, molto bene, si è parlato soprattutto di economia internazionale e di come uscire dalla crisi, ma anche di politica internazionale, soprattutto di Africa e Medio Oriente», afferma Frattini uscendo sorridente dalla tenda. L’incontro tra i due amici, Muammar e Silvio, dura una trentina di minuti. Insieme, a bordo di una mini-car elettrica, Berlusconi e Gheddafi lasciano poi la tenda, per raggiungere l’Accademia libica contigua alla residenza dell’ambasciatore di Tripoli a Roma. Con loro a bordo c’è anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. Per Gheddafi, abito tradizionale color biscotto su pantaloni bianchi e vistosi occhiali da sole che non si è mai tolto, neanche all’interno dell’Accademia durante la visita alla mostra fotografica. Il Cavaliere va via muto. Affari e hostess. Applauditissime esibizioni circensi, indimenticabili caroselli di purosangue, e l’attesa cena finale – alla Caserma dei carabinieri Salvo D’Acquisto di Tor di Quinto – per 800 selezionatissimi invitati, tra i quali spiccano i big dell’economia, della finanza, del sistema bancario italiani: da Eni a Fiat, da Unicredit a Finmeccanica, da Impregilo a Fonsai… Nessuno è voluto mancare, sperando in nuove commesse. Tutti si affollano attorno al raìs. Gli omaggi al Colonnello si susseguono sotto lo sguardo compiaciuto del presidente del Consiglio, che loda lo statista di Tripoli: Muammar è «un vero amico dell’Italia». Di diritti umani violati neanche un accenno. La diplomazia dell’avanspettacolo, e degli affari, non lo contempla.

31 agosto 2010