“Così stanno smontando la mia scuola”

Posted on 16 settembre 2010

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I prof raccontano a Repubblica.it

Centinaia di testimonianze da genitori, studenti sull’inizio dell’anno scolastico. Ma ora, mai con questa intensità, arrivano le voci dei docenti che disegnano una radiografia precisa e amara dell’istruzione

di SALVO INTRAVAIA e ANGELO MELONE

"Così stanno smontando la mia scuola" I prof raccontano a Repubblica.it

Centinaia di testimonianze. Un racconto in presa diretta dell’impatto della riforma e dei tagli su scuole e famiglie, studenti e insegnanti, genitori e personale scolastico. Abbiamo chiesto ai lettori di Repubblica.it di raccontare il primo impatto con l’anno scolastico, buono o cattivo che fosse. Nient’affatto buono. Anzi, i messaggi che continuano ad arrivare disegnano qualcosa di ben peggiore, il quadro di una scuola messa sulla via del declino. Che, forse per la prima volta con questa intensità, viene raccontato dagli stessi professori. Non lamentele, ma denunce precise, episodi, deduzioni (spesso amare) sulle conseguenze per l’educazione culturale del Paese. Prima ancora che ai genitori o agli studenti che ci stanno scrivendo in massa, diamo quindi la parola a loro. I Prof.
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Classi con 41 alunni e docenti "costretti" a lavorare per beneficenza. E’ una scuola molto diversa dalla rappresentazione fornita finora dal ministro che minimizza tutto: la protesta dei precari, le classi sovraffollate, la mancanza di docenti in classe e di bidelli nei corridoi. Secondo i protagonisti manca quasi tutto: soldi, professori e ore di lezione per gli alunni. Dirigenti scolastici e docenti non sanno più a quale santo rivolgersi per evitare che la scuola di stato affondi, aprendo le porte alle private. I tagli agli organici di docenti (già 67 mila cattedre in meno e 10 mila il prossimo anno) e personale (31 mila posti già sforbiciati e altri 15 mila nel 2011) hanno messo in ginocchio le scuole e le migliaia di supplenti che aspiravano all’assunzione. Ma non solo. Il risultato è: aule con un numero esagerato di alunni,  classi col "maestro unico" dove si alternano 4/5 insegnanti e presidi-superman che viaggiano come un rappresentante porta a porta per gestire tutte le scuole delle quali sono responsabili.
Meno ore di lezione per … tutti. Il sospetto che quasi tutti gli indirizzi riformati avessero perso ore di lezione c’era. Ed ecco le testimonianz "Insegno Inglese al liceo scientifico Enriques di Livorno. Questa riforma non potenzia minimamente la lingua straniera. L’Inglese che viene tagliato di due ore nell’arco dei 5 anni, passando da quattro ore nelle seconde e quinte a sole tre ore". "Lavoro in un Istituto tecnico industriale che ospita anche un liceo scientifico tecnologico dove le ore di laboratorio ci sono, o meglio c’erano, davvero; nel liceo sono state completamente eliminate, mentre nel biennio dell’industriale da 19 ore di laboratorio siamo passati a 10". "La riforma Brocca  –  aggiunge una professoressa del ginnasio  –  aveva portato nel liceo un maggior numero di ore di Matematica e di Scienze cosa che l’attuale riforma ha qualitativamente recepito. Ma è un bluff, perché le ore in totale sono meno".
Ma la Gelmini continua a dire che le materie scientifiche e le lingue straniere sono state potenziate. Chi dice la verità? "Una materia, Fisica e laboratorio, negli istituti professionali per l’industria e l’artigianato  –  spiega un docente di Agrigento  –  da  9 nei tre anni di qualifica, con la riforma diventa 4 ore solo nel biennio". Un taglio alle ore che sembra con poche eccezioni. "Sono un’insegnante di Lettere rimasta disoccupata quest’anno  –  scrive una prof torinese  –  La mia classe di concorso, Italiano e Latino nei licei, è stata particolarmente colpita dai tagli e dall’indifferenza di un modello di società televisiva nel quale la cultura ha un valore (se ce l’ha) soltanto nella misura in cui ‘serve a qualcosa’. Che tristezza".
Le superclassi. Per tagliare le cattedre, basta riempire le classi. Ecco qualche esempio. "Insegno in un istituto tecnico. Quando leggo che nei licei ci sono classi costituite da 35 studenti sorrido: un riso un po’ amaro perché nella mia terza di studenti ce ne sono 39", scrive un docente di Ravenna. E non sembra un caso isolato. "All’istituto Caniana di Bergamo c’è una mia prima di 32 alunni con due diversamente abili. Si aggiungano agli alunni le insegnanti di sostegno e l’insegnante curriculare. E’ impossibile fare lezione con 34 persone in aula! E in una seconda  – conclude –  ci sono iscritti 34 alunni e un diversamente abile". "Nella scuola dove insegnavo l’anno scorso  –  spiega una professoressa di Savona  –  grazie ai tagli ci sarà una terza superiore articolata di circa 35 studenti, con 3 ragazzi seguiti (non sempre) con il sostegno e con gravi problemi di apprendimento". E ancora: "a Sciacca si è formata una classe di prima liceo scientifico di 38 ragazzi con disabile annesso". E le classi, oltre ad essere numerose, sono spesso piccole. "In quarta – scrive la malcapitata prof con l’improbo incarico della formazione classi – ci sono 61 iscritti, di cui 5 diversamente abili: classi assegnate, due. Oggi, primo giorno di scuola  –  racconta  –  ci chiedevamo come far entrare in un’aula, progettata per 25 allievi, 33 banchi (31 per gli alunni, due per gli insegnanti di sostegno) e una cattedra".
Maestro unico? La spiegazione di come funziona il maestro unico della Gelmini arriva da una elementare di Milano. "L’effetto Gelmini si traduce cosìper mia figlia più piccola si traduce in almeno 5 maestri: Italiano e Matematica con una insegnante, Scienze con una seconda maestra, Religione con la terza. Un’altra un paio di giorni alla settimana copre il tempo mensa e infine una per la lingua Inglese". Insomma: un singolo docente può svolgere al massimo 22 ore, il resto deve essere coperto da altre maestre. "Risultato: almeno altri tre insegnanti entrano per una o due ore a settimana in queste classi".
Presidi part-time. Sono almeno mille e 500 le poltrone di dirigenti scolastici vuote: circa 15 su 100. Una norma di qualche hanno fa, sempre per risparmiare, prevede che si possano essere solo "reggenze", cioè presidi di ruolo che oltre alla loro scuola ne gestiscono un’altra. Come fanno le scuole col preside a mezzo servizio? Ecco cosa succede. "Sono il sindaco del comune di Vallemaio (FR) con popolazione di mille abitanti. Il nostro Istituto comprensivo ha un reggente che è anche dirigente di un grosso istituto agrario di Cassino: si dovrà complessivamente occupare di otto scuole". All’istituto Giorgi serale di Milano il preside è andato in pensione e la scuola è stata affidata alla "preside di una scuola simile e vicina. Ci sono oltre 50 iscritti costretti a fare lezione in una tensostruttura poco o nulla riscaldata e senza banchi. Obiettivo non dichiarato: far sì che gli alunni smettano di frequentare, risparmiare e… fare così ‘bella figura’ in provveditorato…". "Vi informo  –  spiega un preside –  che a Ferrara su 41 Istituzioni Scolastiche 15 sono in reggenza. Il sottoscritto gestisce una scuola superiore con oltre 1.500 alunni e ‘regge’ un circolo didattico con 11 plessi tra infanzia e primaria e 1 sede staccata. Totale, 14 sedi. Il tutto in situazione di organico drammatica e con le casse scolastiche vuote. Ma i proclami televisivi dicono ben altro".
Il balletto degli insegnanti. Con un linguaggio ricercato, si chiama "continuità didattica", ma per i meno avvezzi ai tecnicismi è meglio parlare di "balletto degli insegnanti". Nella scuola italiana la stabilità degli insegnanti nelle classi è sempre stata considerata un valore. Ora, per ragioni di organico, si cambia quasi tutti gli anni. E a pagarne le conseguenze sono soprattutto gli studenti. "Insegnare  –  racconta Francesca da Genova  –  è un lavoro speciale perché si lavora con le persone e per le persone. Grazie ai tagli feroci la mia cattedra è volata lontano, e ora tutti gli anni devo cambiare scuola. Non mi lamento per me ma devo ogni volta giustificarmi presso i miei studenti perché li abbandono". "Insegno Lettere alla media. Quest’anno dovrò lasciare i miei ragazzi che seguo da due anni, e che dovranno affrontare l’esame, perché il mio orario sarà diviso tra due classi a cui insegnerò solo lingua italiana. Dovremo rinunciare al giornalino scolastico, al nostro laboratorio di storia, ai nostri giochi geografici… dovremo rinunciare alle cose che ci davano più soddisfazione e ci univano di più. Altro che mettere i ragazzi al centro della scuola!".
Precari … a perdere. "Dopo 20, dico venti, anni di precariato in cui ho sempre lavorato tutti gli anni per tutto l’anno, mi ritrovo a casa perché la Gelmini ha deciso che il Francese non è una lingua degna di essere studiata. Che me ne faccio ora del massimo del punteggio raggiunto in graduatoria? Se solo ripenso a tutti i sacrifici fatti, non riesco ad esprimere la mia frustrazione". Me c’è chi sta peggio. "Ho 61 anni e lavoro nella scuola dal 1986. Sono al mio venticinquesimo anno di precariato – scrive un docente da Torino  –  e la mia preoccupazione più grande è che tra quattro anni, se non riuscirò a passare in ruolo, sarò costretto ad andare in pensione senza ricostruzione di carriera, con circa 600 euro mensili. Ho lavorato in decine di scuole e quasi mai con la continuità didattica. In quei periodi non potevo neppure vedere la famiglia: sveglia alle cinque mezza, dopo il lavoro a studiare con dei colleghi per i concorsi, poi rincasavo che già tutti dormivano. Unica soddisfazione: i riconoscimenti di ex allievi incontrati casualmente".
Oltre la fantasia. "Come si può insegnare in una terza classe di 41 ragazzi al tecnico Industriale?", si chiede un docente di Sassari. "Non sarà possibile farli lavorare nei laboratori  –  osserva  –  per mancanza di un numero adeguato di attrezzature, tavoli di disegno compresi". E ci sono presidi che chiedono ai docenti di lavorare gratis. "Il mio dirigente scolastico  –  scrive un professore di Viterbo  –  all’inizio dell’anno ci ha semplicemente detto che le ore di lezione durante l’anno saranno 19 e non 18. la diciannovesima ora dovrebbe pagarla, ma a metà anno finiranno i soldi e pretenderà che si lavori per la gloria".
"Eureka!", esclama il prof di Potenza, per essere riuscito in una impresa che sembrava impossibile."Finalmente sono riuscito a stilare l’orario scolastico di una scuola media suddivisa su tre plessi dislocati in paesi diversi. Ai docenti sono assegnate fino a 10 classi, dovranno fare la spola tra un paese e l’altro anche più volte al giorno, naturalmente a loro spese: complessivamente avranno oltre 200 alunni a testa. Questa si chiama Istruzione?

(16 settembre 2010)