Gianni Barbacetto – Il programma politico del caimano? Parte dalla tessera P2 n.1816

Posted on 3 ottobre 2010

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L’ascesa economica di Berlusconi e i rapporti con Licio Gelli. Nel 1977 entra nell’azionariato del "Giornale" per "contrastare la sinistra" e punta dulla destra Dc. Dagli affiliati ottiene crediti e favori: dall’edilizia fino ai diritti per i programmi televisivi

Oggi la P3, le cricche massonico-affaristiche. E un “direttorio” politico (da Fabrizio Cicchitto a Denis Verdini) in odor di logge. Ma per Silvio Berlusconi l’avventura massonica è iniziata negli anni Settanta. Numero di tessera 1816, fascicolo 625, codice E 19.78, gruppo 17 (quello del settore editoria): il “fratello” Silvio Berlusconi si affilia alla loggia P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli il 26 gennaio 1978. È la sua prima, vera “discesa in campo”.
Annunciata con un’intervista a Repubblica, firmata da Mario Pirani, del 15 luglio 1977, titolata dal quotidiano “Quel Berlusconi l’è minga un pirla”. In essa il palazzinaro milanese che sta per diventare editore televisivo enuncia per la prima volta il suo programma politico. Il “fare” contro il “parlare”: già allora Berlusconi ostenta disprezzo per la politica e i politici di professione, incomprensibili e astratti. L’uomo simbolo? Aldo Moro: “Ogni volta che apre bocca ci vuole un esercito di esegeti per interpretarlo. Questi capi storici hanno il culo per terra ma ingombrano la porta”, dice Berlusconi a Pirani. I politici che nel 1977 gli piacciono, invece, sono gli uomini della destra tecnocratica democristiana del Nord: Roberto Mazzotta, Mario Usellini, Mario Segni, Filippo Maria Pandolfi, Umberto Agnelli (“un industriale che si è impegnato in politica”). Berlusconi l’impolitico dimostra dunque di conoscere perfettamente i giochi di potere interni alla Dc.
La sua prima mossa politica concreta, sempre nel 1977, è l’ingresso nell’azionariato del Giornale di Indro Montanelli: per contrastare la sinistra (che già vede anche dove non c’è) e rafforzare la voce della destra. A Pirani la spiega così: “Sentivo l’esigenza di conservare una pluralità di voci, col Corriere, il Carlino e la Nazione che andavano sempre più a sinistra”. E poi: “La vera alternativa è nella Dc, una Dc che si trasformi in modo da permettere al Psi di tornare al governo”.
Il Psi e l’amico Bettino Craxi
È, naturalmente, il Psi dell’amico Bettino Craxi. È già l’anticipazione del Caf: socialisti craxiani e uomini della destra democristiana. Da sostenere “non certo pagando tangenti, ma mettendo a loro disposizione i mass media. In primo luogo Telemilano, che sto riorganizzando e che diventerà un tramite fra gli uomini politici che dimostreranno di non aver divorziato dall’economia e dalla cultura e l’opinione pubblica”. A parte la curiosa excusatio non petita sulle tangenti, già agli esordi Berlusconi dimostra di considerare i mass media, e la tv in particolare, un’arma politica.
L’ingresso nella P2 non sarà altro che la realizzazione del programma politico enunciato in quell’intervista. La loggia di Gelli era diventata centrale, nel sistema dei poteri segreti in Italia, dopo la “svolta del 1974”. Fino a quell’anno, la destra oltranzista italiana, nutrita di rapporti con ambienti dell’amministrazione repubblicana Usa, era impegnata nella strategia anticomunista del muro contro muro, della lotta senza esclusione di colpi: fino alla strage, se necessario, fino al golpe. Nel 1974 la svolta: in Usa il presidente Richard Nixon si dimette e l’amministrazione americana ritira il sostegno, in Europa, alla strategia apertamente eversiva. In Grecia finisce il regime dei colonnelli e in Portogallo si sbriciola la dittatura salazarista. In Italia, il fronte oltranzista si riorganizza e cambia tattica: non più lo scontro diretto con il nemico comunista, ma l’occupazione sotterranea dei centri di potere del paese, da sottrarre al “nemico”. La P2 diventa il club atlantico che organizza questa occupazione delle istituzioni e dei gangli dell’economia.
Politica, certo, ma anche affari. Sicuramente dall’adesione alla P2 Berlusconi ottiene consistenti benefici economici. È un fratello di loggia quel Ferruccio De Lorenzo, presidente dell’Enpam (l’ente di previdenza e assistenza dei medici italiani), che gli acquista una parte di Milano 2, che rischiava di restare invenduta e di far fallire il Biscione. È nell’ambiente P2 che matura l’operazione Mundialito, che scalfisce per la prima volta il monopolio televisivo della Rai. Più in generale, gli uomini della P2 gli facilitano l’accesso ai finanziamenti e al credito bancario. Lo documenta la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, facendo riferimento alla Banca Nazionale del Lavoro, che alla fine degli anni Settanta è controllata dalla P2, con ben nove alti dirigenti affiliati (tra cui Gianfranco Graziadei, amministratore delegato di Servizio Italia, una delle due fiduciarie che fondano la Fininvest); e al Monte dei Paschi di Siena, che aveva come direttore generale il piduista Giovanni Cresti.
I conti a rischio del Cavaliere
“La posizione di rischio verso il gruppo Berlusconi ha dimensioni e caratteristiche del tutto eccezionali”, si legge in una relazione del Collegio sindacale del Montepaschi nel 1981, con “un comportamento preferenziale accentuato”. Seguono tabelle che documentano come il sistema creditizio italiano abbia messo a disposizione di Berlusconi, tra il 1974 e il 1981, fidi per poco meno di 199 miliardi di lire e fideiussioni per oltre 150 miliardi. Circa il 20 percento di queste cifre è erogato dal Montepaschi. La Commissione Anselmi sulla P2 conclude che Berlusconi, come altri affiliati, ha trovato “appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio”.
Oltre a questi benefici materiali, la P2 permette a Berlusconi, ignoto palazzinaro milanese e “nuovo ricco” tenuto fuori dai salotti che contano, il suo primo ingresso in società: a partire dal 10 aprile 1978 (tre mesi dopo l’affiliazione alla loggia di Gelli) diventa, a sorpresa, commentatore di fatti economici sulle autorevoli pagine del Corriere, ormai nelle mani della P2. La sua corsa politica, con fasi alterne e salti improvvisi, è arrivata fino a oggi.
Da il Fatto Quotidiano del 28 settembre 2010